Viticoltura

Un' altra mia passione oltre alla vela al modellismo e ai viaggi quando posso, è la viticoltura. Ho incominciato per necessitò, in quanto dopo la morte di mio padre, mi sono ritrovato con un piccolo vigneto di 500 mq da gestire. Da li è partito un lungo viaggio e spero con queste pagine di rendervi partecipi.

Agli inizi del Cinquecento (1509), Erasmo da Rotterdam, per ingannare la noia durante un viaggio di ritorno dall’Italia, compose L’elogio della follia. Parlando in prima persona, la Follia si autoelegge “fonte del primo e principale piacere della vita”; d’altra parte, si chiede, “varrebbe la pena di chiamare vita la vita se non ci fosse il Piacere?”; e non a caso – ribadisce – il grande Sofocle avrebbe scritto: “La vita è più bella quando non si ragiona.” Parole che non possono non sorprendere, paragonate a quelle, appena rievocate, di Agostino o Tommaso. La verità è che, concluso il periodo medioevale, si assiste, nei rapporti tra filosofia e vino, a un vero e proprio rovesciamento di prospettiva.
(Massimo Donà, Filosofia del vino)
Con questa pagina, non voglio certo insegnare niente a nessuno, io stesso sto imparando giorno per giorno come si coltiva la vite. Se poi qualcuno imparerà qualcosa di nuovo, leggendo queste righe, meglio così.
La vendemmia è oramai un ricordo, si pensa già alla prossima. Prima però ci sono alcuni lavoretti da fare nel vigneto che vi spiegherò man mano. 
Dopo aver fatto vendemmia, la pianta, va potata, cioè si devono tagliare i rami che hanno dato frutto, ma prima bisogna lasciar cadere le foglie. Sembrerà strano, ma vi siete mai chiesti perchè le foglie cambiano colore? Sulle piante di uva bianca le foglie diventano gialle mentre sulle piante di uva nera, diventano rosse o marroni.
Cambiano colore, perchè rilasciano alla pianta alcune sostanze che verranno immagazzinate per poi essere riutilizzate nella stagione successiva.
Ci sono 2 diverse scuole di pensiero riguardo ai tempi della potatura, ma alla fine ognuno fa come gli pare. Mi spiego meglio:
Se faccio la potatura a novembre e dicembre, rischio che nelle zone dei tagli, che sono vere e proprie ferite per la pianta, il gelo invernale potrebbe letteralmente aprire i tessuti in prossimità del taglio favorendo così il proliferarsi di funghi o insetti che potrebbero anche compromettere il germogliamento. Per ovviare a questo possibile rischio, ci sono in commercio dei mastici che cicatrizzano la ferita (soprattutto per i tagli effettuati su grossi rami). D' altra parte, se possiedo 20 ettari di vigneto, non posso aspettare la primavera per fare la potatura, anche perchè è un' operazione che si deve fare a mano. Non hanno ancora inventato, fortunatamente una macchina che sostituisce l' uomo.
Per chi come me possiede pochi mq di vigneto, l' ideale è fare la potatura a marzo, quando le gelate invernali lasciano il posto a pomeriggi tiepidi e la voglia di stare nel campo è maggiore. Ancora meglio sarebbe, ma solo per certe specie di vite, ritardare il più possibile il tempo della potatura, in modo da poter selezionare meglio i rami che porteranno frutto, ma questo comporta il rischio di rompere le gemme che stanno già aprendosi. 

Nessun commento:

Posta un commento